Solitudini – Quando il silenzio incontra la cura

di Daniela Venturi inf. Spec. Clinica. PSY/ ONCO GERIATRA/  Ticino Svizzera 

Ci sono solitudini che non fanno rumore. Si nascondono in uno sguardo, in una parola che non arriva, in una mano che cerca qualcuno.

Il 27° seminario promosso dall’Associazione Triangolo e dalla Fondazione di Ricerca Psico-Oncologica ha esplorato queste molteplici dimensioni attraverso medicina, infermieristica, testimonianze, letteratura, cinematografia e teatro.

Un dialogo tra esperienze e sensibilità diverse, con Graziano Martignoni, Diego De Leo, Marco Trabucchi, Paolo Giordano, Riccardo Braglia e Giorgio Merlani, insieme agli allievi di Scienze infermieristiche SUPSI e agli altri professionisti intervenuti.

La solitudine del medico, del paziente, del familiare curante. E quella che può attraversare ciascuno di noi, anche quando siamo circondati dagli altri.

Il silenzio parla. Anche quando le parole mancano.

Nel mio intervento ho ripreso il postulato della comunicazione umana: non si può non comunicare.

Uno sguardo, un gesto, una postura, una pausa. Anche il silenzio comunica, se impariamo ad ascoltarlo.

Nell’oncologia come nelle demenze, avvicinarsi all’altro significa talvolta trovare una strada diversa dalle parole: entrare delicatamente nel suo mondo, riconoscerne i segnali, incontrarlo là dove si trova.

È in questa presenza che la relazione può diventare cura, favorire una maggiore vicinanza e contribuire ad attenuare la percezione di solitudine.

La rappresentazione teatrale degli allievi SUPSI ha dato corpo a questa riflessione, ricordandoci che comprendere l’altro richiede non soltanto conoscenze, ma anche disponibilità ad ascoltare ciò che non viene detto.

Forse la domanda da portare con noi è semplice: quante possibilità di incontro si aprono quando impariamo ad ascoltare anche il silenzio?

Perché, talvolta, la cura comincia proprio da uno sguardo che comunica: ti vedo, sono qui.

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